Il Convento

Annesso alla chiesa era il convento di Sant’Agostino. Il primo documento scritto in cui probabilmente è citato questo monastero risale al 1182 ed è
costituito dalla Bolla con la quale Lucio III conferma al Vescovo di Rieti il possesso delle chiese e dei conventi della Diocesi reatina, tra cui due conventi “novitera edificati” intitolati a Sant’Egidio: uno ubicato nel castello di Ripa di Corno, proprio nei pressi dell’antica chiesa di Santa Maria (probabilmente la chiesa inferiore, di cui sopra), l’altro a Vallonina.

Da questi documenti si evince che gruppi eremitici osservanti la Regola di Sant’Agostino erano presenti nell’altipiano di Leonessa almeno già da un secolo prima della fondazione della città e della costituzione ufficiale
dell’Ordine Agostiniano.
Quanto detto sopra sembra trovare riscontro anche in un’antica tradizione storica locale, secondo la quale il monastero fu edificato su un terreno concesso dal convento di Vallonina, come starebbe a dimostrare
il fatto che i monaci di quest’ultimo trasferirono nel nuovo complesso alcuni beni e suppellettili, nonché il titolo abbaziale dell’antico insediamento. Insieme ai monaci anche alcuni abitanti del villaggio di
Vallonina si trasferirono nel castello di Ripa di Corno ed eressero un proprio altare nella chiesa di Santa Maria,21 da cui scaturì la mista giurisdizione della chiesa (vi potevano officiare sia Agostiniani sia il clero
secolare), documentata in successive diverse Visite Pastorali.
Tuttavia, di più certo vi è che nel XIV secolo esistevano «Ecclesia S. Petri/Ecclesia S. Agustini» e «Conventus Santi Petri». Dopo la fondazione di Leonessa gli Agostiniani fecero del loro convento un potente e ricco centro monastico, con possedimenti sparsi nell’alta Sabina: Cittaducale,
Cantalice, Poggio Bustone, Amatrice, Accumuli, Posta e nella stessa Leonessa. A conferma dell’importanza del monastero basti dire che nel
1423 vi si celebrò il Capitolo Provinciale della valle Spoletina.
Da un documento del XVII secolo apprendiamo che il convento “era formato da un chiostro assai capace con loggia sotto e sopra e con un orto contiguo. Al piano terra vi erano il refettorio, la dispensa, la cucina, la cantina, il granaio, la legnaia, la stanza per l’olio e la stalla, mentre al piano superiore vi erano le 24 stanze, compreso l’appartamento del Priore e la biblioteca. Un corridoio disposto a croce immetteva nel loggiato.Il numero dei monaci variava tra gli otto e i dodici a seconda delle esigenze
della comunità.
Nel 1584 l’Università di Leonessa affidò in custodia al monastero di San Pietro il patrimonio librario ricevuto in lascito dall’Agostiniano di Leonessa Manfredo Giudici (m 1567) affinché, secondo le volontà del monaco, vi si facesse una biblioteca pubblica. Fu questo un provvedimento fuori dall’ordinario che dimostra quanto elevato doveva essere il livello culturale
e civile della città.
Nel 1809 il convento fu soppresso una prima volta con Regio Decreto di Gioacchino Murat (cognato di Napoleone) ed affidato al Comune che dal 1814 lo adibì a diversi usi tra cui prigione e sede della “giustizia
di pace”.
Nel 1820 il monastero tornò agli Agostiniani, ma nel 1865, con l’unità d’Italia, lo Stato italiano lo vendette insieme agli orti ai fratelli Antonelli di Leonessa per 1200 Lire, mentre la chiesa di San Pietro fu affidata all’antica Confraternita “Pietà e Grazie”, che ancora ne cura validamente la gestione.
Del convento sono rimasti alcuni ambienti adibiti a casa e a teatrino parrocchiale, due chiostri interni, il suggestivo panoramico loggiato (XIV-XV secolo), ed altri edifici di proprietà privata, con entrata nei pressi di porta Aquilana.

(Luigi Nicoli – “Leonessa, la Città di San Giuseppe” – Ed. Leonessa e il suo Santo – Foto : Anavio Pendenza)

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